foto di 20th Century Studios
Voglio affrontare gli assassini di mia moglie, guardarli negli occhi e pareggiare i conti (Charles Heller – Rami Malek)
Quando ci si approccia a un filone cinematografico così inflazionato come lo spy-action, dove il protagonista cerca di vendicarsi di un torto subito, emerge prepotente una necessità: per distinguersi dalla massa occorre un grande lavoro di scrittura che porti freschezza, originalità e, soprattutto, un senso di incertezza. Lo spettatore moderno, ormai abituato a decenni di inseguimenti e complessi intrighi internazionali, non deve avere la sensazione di conoscere in anticipo ogni singolo passaggio che comporrà i minuti che lo aspettano. Si può operare sulla trama, sullo sviluppo dei personaggi o su scelte registiche ardite, ma purtroppo non è quello che è successo in questa riproposizione su pellicola del libro The Amateur di Robert Littell.
A quarantasette anni dalla sua pubblicazione originale, il romanzo probabilmente necessitava di una rivisitazione più profonda per adattarsi al ritmo e alle tematiche del 2026. Senza questo sforzo creativo, il senso di déjà-vu finisce per diventare un ingombrante co-protagonista, oscurando le potenzialità della storia.
Il cast all’altezza, sulla carta, c’è tutto. Rami Malek veste i panni di Charles, il “classico” factotum tecnico della CIA, un esperto di ingegneria meccanica, informatica, cybersecurity e hacking. Malek utilizza la sua fisicità asciutta e il suo sguardo intenso per tratteggiare un uomo che vive di dati, ma che viene catapultato nella realtà brutale a seguito della morte della moglie in un attentato terroristico. La sua reazione non è diplomatica: decide di costringere, ricattandoli, i suoi stessi capi dell’Agenzia a metterlo in condizione di addestrarsi, armarsi e viaggiare liberamente nel globo per mettersi a caccia degli assassini.
In questo percorso, il suo mentore è interpretato da Laurence Fishburne. La sua è una parte piccola ma efficace, che risuona lontanamente con l’autorità filosofica del suo iconico Morpheus in Matrix (1999). Tuttavia, il potenziale del cast sembra andare sprecato in più punti. Rachel Brosnahan, che presto vedremo come Lois Lane in Superman (2025), è qui relegata a un ruolo troppo marginale ed esile per permetterle di mettere in mostra le sue doti drammatiche. Ancor più incredibile è lo spreco di Jon Bernthal: la sua presenza è così limitata e irrilevante ai fini della trama da lasciar supporre che molte delle sue scene siano state sacrificate sull’altare di un montaggio frettoloso.
Il film, diretto da James Hawes, non presenta difetti tecnici lampanti o una pessima esecuzione. La fotografia è pulita, le scene d’azione sono coreografate con professionalità e il ritmo regge discretamente per tutta la durata del lungometraggio. Il vero problema risiede nell’incapacità dell’opera di dire qualcosa di nuovo nel panorama affollato del thriller di spionaggio.
In un’epoca in cui saghe come Mission: Impossible o John Wick hanno ridefinito i confini dell’azione, e serie come Slow Horses hanno rinfrescato il genere dello spionaggio “impiegatizio”, The Amateur non sembra rendersi conto di quanto serva per essere notati. Non ogni opera deve necessariamente eccellere o portare il genere su nuove vette, ma quando mancano tratti distintivi, il rischio è quello di finire nel dimenticatoio dei cataloghi streaming nel giro di pochi giorni. La critica, dunque, non può fare altro che consigliare il film solo ai novizi del genere o a chi cerchi una “minestra riscaldata” ben cucinata, dove l’unica variante originale è che il protagonista non è un ex-militare palestrato, ma un intelligentissimo ingegnere che combatte con il cervello prima che con i muscoli.
Nonostante la linearità della narrazione, il confronto finale rappresenta forse l’unico vero momento in cui il film riesce a veicolare un messaggio profondo. La storia cerca di esplorare cosa significhi per un civile, un uomo di numeri e circuiti, attraversare la linea d’ombra della violenza. Sparare a un’altra persona, togliere una vita in modo così diretto guardando negli occhi la propria vittima, è un’azione di inimmaginabile disumanità.
Il film descrive bene la paralisi che il corpo si concede per evitare l’atto dell’uccidere a tutti i costi. Charles, nonostante il desiderio di vendetta lo abbia spinto attraverso i continenti, non prende alla leggera il peso del grilletto. Questa riflessione sulla disumanizzazione necessaria per diventare un killer è l’elemento più riuscito della sceneggiatura e l’unico che regala un briciolo di spessore psicologico a un racconto altrimenti troppo prevedibile.
In definitiva, The Amateur è un’opera che intrattiene senza scuotere. Se da un lato Rami Malek conferma la sua capacità di reggere il peso di un film come protagonista assoluto, dall’altro la pellicola soffre di una cronica mancanza di coraggio. È un prodotto solido per una serata senza troppe pretese, ma che lascia il rammarico per ciò che avrebbe potuto essere con una scrittura più affilata e una gestione migliore del suo eccellente cast di supporto.
Operazione Vendetta
Regia: James Hawes
Attori: Rami Malek, Rachel Brosnahan, Laurence Fishburne, Jon Bernthal, Michael Stuhlbarg
Durata: 123 minuti
Uscita: 10 aprile 2025
