Sei un uomo che deve governare il suo destino. Ma questo non puoi governarlo. (Calipso – Charlize Theron)
A distanza di tre anni da Oppenheimer (2023), Christopher Nolan ci porta nell’opera di Omero con una pellicola mastodontica e lunghissima, divisa in tre fasi narrative. Se la prima racconta la crescita delle tensioni in una Itaca dove le speranze di un ritorno di Ulisse sono ormai quasi estinte, la seconda, con il racconto del suo vagabondaggio marittimo dopo la presa di Troia, si compone di rappresentazioni della sua memoria dopo anni lontano da casa, dove la narrazione inizialmente frammentata a poco a poco si completa, e dove lo sforzo di ricordare i momenti più dolorosi impone che questi arrivino solo verso la fine del viaggio, tanto esteriore quanto interiore.
Quello di Ulisse, infatti, è il più letterale “viaggio dell’eroe”, su cui è impossibile non vedere un filo conduttore con quanto già espresso da Nolan con Oppenheimer, un uomo schiacciato dal peso delle proprie scelte, incapace di separare il successo dell’impresa dalla distruzione che aveva contribuito a generare, e il regista ne fa ereditare ad Ulisse la stessa condanna morale: non è l’eroe che pensava di essere, che fatica a tornare a casa non tanto perché il mare glielo impedisce, ma perché è lui stesso a non sentirsi più degno del calore del suo focolare. Per vincere la guerra di Troia si è trasformato consapevolmente in un usurpatore di vite e di tradizioni e il suo lungo errare diventa un espediente per ottenere il tempo necessario per accettare questa parte della sua natura. Solo quando sarà disposto a guardare in faccia il dolore provocato agli altri, soprattutto alle famiglie a cui appartengono le vite spezzate per le sue scelte, ammettendo quanto in realtà non sia un uomo forgiato di sole virtù, potrà davvero tornare ad essere il re di Itaca.
Questa parte centrale, purtroppo, soffre di alti e bassi, non tanto perché sia noiosa o non coinvolgente (la pellicola dura quasi tre ore, ma ha un ottimo ritmo e non si è mai tentati di spiare l’orologio), ma a causa della necessità di spezzettare troppo spesso il racconto in episodi, ricordati da Ulisse tra una conversazione e l’altra con Calipso, con la quale egli sta passando anni annebbiato dalla leggerezza e spensieratezza regalati dal mangiare i fiori di loto da lei offerti. L’essere un insieme di flash e memorie che compongono man mano il periodo tra Troia e il naufragio sull’isola di Ogigia impediscono di approfondire tali episodi, anche se permettono delle ellissi evidentemente necessarie per non allungare ulteriormente l’opera. Di conseguenza, di fatto gli eventi in tempo reale sono quelli su Ogigia, Sparta e Itaca, mentre in tutti gli altri casi l’Ulisse a schermo è quasi sempre all’interno di un ricordo.
In ogni caso, è la terza fase quella più riuscita, perché svela tutta la parte più emotiva che finalmente ha la libertà di emergere: l’amore e al contempo la frustrazione di Penelope, il legame di Ulisse con la sua gente, con la sua famiglia, il riconoscimento di Argo, l’importanza di Telemaco di essere riconosciuto come degno erede e quindi tutti gli elementi in cui più si crea empatia con i personaggi affiora alla fine ed effettivamente si può dire che Nolan qui ha saputo tornare alla potenza dei finali, che fino a Interstellar (2014) erano stati una costante della sua filmografia, dove la componente emotiva emergeva con forza, mentre i suoi lavori più recenti si erano dedicati più a parlare alla testa che alla pancia, e probabilmente parte del merito questa volta è anche di una materia prima così nota e universale.
Inoltre, la divisione in atti così netta si porta dietro anche il particolare approccio di Nolan col tempo, ovvero le diverse modalità di contestualizzazione temporale degli eventi, in questo caso divisi tra “presente” e “ricordi”. Nonostante questi elementi, tuttavia, si percepisce poco la mano di Nolan nella regia, un po’ anonima e senza picchi, forse un po’ vittima del peso universale della storia da narrare, che non rende giustizia al fatto di essere il suo primo film completamente girato in IMAX. Le scene di combattimento a loro volta soffrono ancora della mancanza di una vera coreografia, per cui si percepisce che, come in altre occasioni, non c’era l’ambizione di puntare neanche questa volta su questo fronte.
Il cast, invece, è piuttosto riuscito, dimostrando l’inutilità delle polemiche che erano emerse online e quanto viviamo in un mondo in cui anche la voce di corridoio meno fondata, se si porta dietro la possibilità di creare engagement grazie al suo potenziale potere polemico, viene issata a verità e cavalcata da chi è consapevole che quando la realtà la renderà inappropriata, ormai si sarà ottenuto il proprio scopo. Gli attori che erano stati messi più in dubbio hanno quindi la loro ragion d’essere ed esiste il contesto giusto per tutti loro, e bisogna dare atto a Nolan di aver avuto grande fiducia nel proprio lavoro, senza dar peso alle preventive sentenze di questa parte di audience.
Infine, va fatta una menzione della più recente iterazione di Ulisse, in Itaca. Il Ritorno (2025), dove Ralph Fiennes lo interpreta in un modo probabilmente migliore, dando vita ad un uomo combattuto, con occhi più profondi, e un dolore più sommesso e allo stesso tempo più struggente; tuttavia, anche Matt Damon fa un buon lavoro e sicuramente, sottoposto all’esigenza di presentare il protagonista in un arco temporale più lungo e completo, ha dovuto gestire anche la necessità di coniugare rappresentazioni distanti vent’anni l’una dall’altra.
Quale che sia la versione che si preferirà, è importante che questi grandi racconti epici continuino ad avere nuove e diverse interpretazioni, perché solo la varietà ci permette di osservare da più punti di vista le storie che rappresentano degli archetipi fondamentali della cultura occidentale in generale, che raccontano dilemmi e contraddizioni alla base dell’umanità della sua storia.
Odissea
Regia: Christopher Nolan
Attori: Matt Damon, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Tom Holland, Charlize Theron, Zendaya, Lupita Nyong’o, Jon Bernthal, John Leguizamo, Elliot Page, Benny Safdie
Durata: 172 minuti
Uscita: 16 luglio 2026
