Dopo due tentativi cinematografici poco riusciti, che avevano lasciato i fan con l’amaro in bocca e il timore che la “Prima Famiglia” della Marvel fosse condannata a un eterno oblio qualitativo, questo prodotto segna finalmente un ritorno all’altezza del nome che porta. Diretto con mano sicura da Matt Shakman — già apprezzato per l’originalità di WandaVision — e ambientato in un universo alternativo retrofuturistico anni ’60, il film si distacca con eleganza dalle narrazioni cupe e dai cliché supereroistici moderni che hanno saturato il mercato negli ultimi anni.
La scelta della produzione è stata chiara: non rincorrere il realismo sporco a tutti i costi, ma abbracciare l’ottimismo tecnologico e il design di un’epoca che guardava alle stelle con speranza. Il film sceglie di raccontare una storia di famiglia, scoperta e responsabilità, trasformando la fantascienza in un contenitore di emozioni umane. Il risultato? Una delle trasposizioni più riuscite, fedeli e vibranti del primo supergruppo Marvel creato da Stan Lee e Jack Kirby.
Il merito della riuscita dell’opera va soprattutto al tono: questo First Steps è un film che non ha paura di essere un po’ strano, un po’ vintage, e soprattutto molto umano. A far funzionare l’ingranaggio è un cast sorprendentemente affiatato, capace di restituire quella chimica domestica che è sempre stata il cuore pulsante dei fumetti. Pedro Pascal ci regala un Reed Richards inedito: maturo, malinconico e gravato dal peso della propria genialità, lontano dallo scienziato freddo visto in passato. Vanessa Kirby, d’altro canto, regala una profondità emotiva straordinaria a Sue Storm, rendendola il vero collante del gruppo.
Joseph Quinn porta energia e insicurezze vere al giovane Johnny Storm, evitando di renderlo una semplice macchietta comica, mentre Ebon Moss-Bachrach nei panni di Ben Grimm (La Cosa) è, senza ombra di dubbio, il cuore pulsante del film. La sua sofferenza per la propria condizione fisica è palpabile e commovente. Il loro legame è reso ancora più credibile dalla presenza del piccolo Franklin Richards, una scelta narrativa coraggiosa che sposta il baricentro emotivo del racconto verso i temi della genitorialità e della protezione del futuro in un mondo che sta per cambiare per sempre.
Il grande antagonista Galactus è finalmente reso con la maestosità e la scala divina che merita, lavando via l’onta della “nuvola” vista in passato. Supportato da una versione elegante e tragica di Silver Surfer, il villain rappresenta una minaccia esistenziale che mette alla prova i limiti della scienza e del coraggio. Tuttavia, nonostante la portata cosmica della minaccia, il film resta intimo e focalizzato sui personaggi. Ed è proprio qui che First Steps eccelle: nella sua capacità di bilanciare il “meraviglioso” tipico della fantascienza classica con la quotidianità di una famiglia che discute a tavola.
Non tutto, però, funziona alla perfezione. Alcuni spettatori potrebbero trovare la trama eccessivamente lineare, quasi “vecchio stile” nella sua semplicità, o la scrittura un po’ troppo conservativa in certi passaggi chiave. Un punto dolente è rappresentato dalla CGI legata a Franklin: in alcune sequenze, la resa del bambino attraverso gli effetti digitali risulta a tratti disturbante e poco convincente, rompendo l’illusione della scena. Ma sono difetti minori in un progetto che finalmente restituisce dignità ai Fantastici Quattro, trovando la giusta via tra spettacolo e sentimento.
Per comprendere l’importanza di First Steps, è necessario guardarsi indietro. Rispetto al film del 2005, questa pellicola è un balzo in avanti sotto ogni punto di vista. Il tentativo di Tim Story era ingenuo e datato già all’uscita; nonostante un cast azzeccato sulla carta, soffriva di una regia anonima e di interpretazioni altalenanti (salvo forse un sincero Michael Chiklis come Cosa). Rimane, oggi, un prodotto figlio del suo tempo: un intrattenimento leggero e colorato, ma privo di quella profondità necessaria per restare nel cuore degli spettatori.
Ancora più drastico è il paragone con il reboot del 2015, Fant4stic. Quello fu un vero e proprio disastro creativo: un film cupo, privo di identità, che sembrava quasi vergognarsi del materiale originale da cui traeva ispirazione. Freddo, impacciato e narrativamente sterile, quel progetto rischiò seriamente di seppellire il franchise per sempre sotto il peso di una “dark-gritty” fuori luogo. Matt Shakman, invece, ha capito che i Fantastici Quattro hanno bisogno di luce, di colori pastello e di un senso di meraviglia che solo il retrofuturismo degli anni ’60 poteva offrire.
In definitiva, First Steps non è solo un film di supereroi, ma una dichiarazione d’amore verso un’epoca e un genere. È un film che invita a guardare in alto, non solo per temere i giganti che divorano mondi, ma per ricordare che la scienza e l’amore familiare possono affrontare anche le sfide più impossibili. Per chiunque abbia amato i fumetti originali, o per chi semplicemente cerca un’avventura cinematografica dotata di anima e visione artistica, questo film rappresenta una tappa obbligatoria del 2026.
I Fantastici 4: Gli inizi (2025)
Regia: Matt Shakman
Attori: Pedro Pascal, Vanessa Kirby, Ebon Moss-Bachrach, Joseph Quinn, Julia Garner, Ralph Ineson, Paul Walter Hauser, Mark Gatiss
Durata: 114 minuti
Uscita: 23 luglio 2025
