Monkey Man

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“Non ti ricordi di me?… Conoscevi il nome di mia madre?… Di qualcuno di loro?”
(Kid – Dev Patel)

Dopo aver rischiato di finire direttamente in streaming, prima di essere “salvato” e portato sui grandi schermi dalla casa di produzione di Jordan Peele autore, tra gli altri, del famoso Scappa – Get Out (2017), Dev Patel esordisce alla regia con un prodotto che si immette con prepotenza nella corsia rispolverata e rimessa in auge in questi anni dal primo John Wick (2014), proponendo una storia di vendetta e giustizia sociale (concepita dallo stesso regista) infarcita di scontri (perlopiù senza armi da fuoco) ben coreografati dove ogni colpo, impatto e soluzione sembrano figli di una furia incontrollabile. La pellicola segue il protagonista, sempre Patel, alle prese con la ricerca di dare un senso e rendere costruttivo il dolore costantemente alimentato dai continui flash legati al trauma subito da bambino durante un attacco alla sua comunità e, nello specifico, a sua madre. La grinta, la rabbia, l’apparente apatico stile di vita di una persona troppo ferita e troppo sensibile verso l’ingiustizia per guardare il mondo coi paraocchi dell’ipocrisia di cui, invece, la maggior parte di noi si arma crescendo, trasudano con grande forza dalla sua prova attoriale, che buca lo schermo tanto nei combattimenti quanto nei momenti in cui silenzi, sguardi e postura suggeriscono che la quiete è solo un’altra passeggera arma a disposizione del suo scarso, ma non meno efficace, arsenale.

Anche qui, come spesso accade, si osserva un percorso dell’eroe che passa per una prima fase in cui l’inesperienza lo porta ad agire con troppa foga e ingenuità, una seconda fase di riflessione e addestramento e, infine, la resa dei conti con il nuovo bagaglio fisico e psicologico. Tuttavia, la fase centrale soffre di un’approssimazione troppo alta, dove l’addestramento fisico e mentale e il legame con i personaggi lì presentati risultano poco approfonditi, rendendo più difficile la prosecuzione dell’onda di coinvolgimento emotivo che fino a quel momento è, invece, tangibile e d’impatto. Allo stesso modo, sono troppo monodimensionali i personaggi secondari e gli antagonisti, sì funzionali a portare avanti gli eventi, ma scevri di una loro vera e interessante ragion d’essere, che avrebbe aiutato notevolmente a dare potenza drammatica e far salire le attese verso l’evoluzione degli eventi della trama.

A livello registico, c’è un uso massiccio dei primissimi piani e di qualche ripresa in soggettiva, la fotografia si attesta su tonalità verdi e blu per gli esterni e per gli interni di basso rango sociale, mentre vira su oro e rosso per quelli popolati dai livelli più alti della società e, cosa più importante in questo genere di produzioni, gli scontri sono stati cuciti con discrete coreografie, tra cui memorabile quella della “cucina” per la sua velocità e dinamismo. Interessante anche la scelta di allineare spesso le riprese ai movimenti degli attori, trasmettendo lo stesso temporaneo ma pericoloso senso di smarrimento causato da una capriola o un atterramento. Peccato, però, che la telecamera leggermente troppo vicina all’azione renda quest’ultima spesso poco leggibile: più aria nei combattimenti avrebbe concesso più comprensione agli spettatori che, nei rari casi in cui la telecamera si allontana, come nella scena della cucina citata sopra, assistono infatti ad uno spettacolo di livello pari a quel John Wick nominato in precedenza. Essendo alla sua prima opera, tuttavia, si può immaginare che un eventuale seguito potrà migliorare questo aspetto così come la caratterizzazione dei personaggi, che in un primo approccio ad un prodotto di genere action è spesso messa in secondo piano.

Monkey Man

Regia: Dev Patel

Attori: Dev Patel, Sharlto Copley, Pitobash, Vipin Sharma, Sikandar Kher, Adithi Kalkunte, Sobhita Dhulipala, Ashwini Kalsekar, Makrand Deshpande, Jatin Malik, Zakir Hussain

Durata: 114 minuti

Uscita: 4 Aprile 2024

Versione Inglese

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REVIEW OVERVIEW
Buono
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monkey-manDev Patel firma regia, storia, parte della sceneggiatura e interpreta il protagonista in un film che mette subito in chiaro la sua ambizione di seguire le orme della saga “John Wick” per offrire un film dove la sete di vendetta, il desiderio di giustizia sociale e la ricerca di una soluzione al proprio dolore si intrecciano per 120 minuti interconnessi da combattimenti realizzati con grande attenzione alla coreografia e alla coerenza delle forze in gioco, minati soltanto dalla scarsa caratterizzazione dei personaggi secondari e dalla scelta di posizionare la telecamera troppo vicina agli attori, impedendo spesso di permettere agli spettatori di avere una visione d’insieme delle scene in corso.

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