Foto di Carole Bethuel
Smetti di creare storie, inizia a creare la realtà! (Boris Berezovskij – Will Keen)
Basato sull’omonimo libro “Il Mago del Cremlino” di Giuliano Da Empoli, l’opera racconta di Vadim Baranov, un personaggio fittizio in parte ripreso dal vero influente assistente di Putin, Vladislav Surkov (che tuttavia lo scrittore non ha mai incontrato), che condivide con il protagonista una formazione artistica prima di tuffarsi nella politica. Il racconto si sviluppa attraverso le parole di Vadim verso un giornalista americano in cerca dei segreti di questo enigmatico consigliere, in quel momento ormai non più attivo in politica, e apparentemente accomiatatosi a vivere una vita tranquilla in campagna.
Usare gli occhi e le parole di un personaggio inesistente per raccontare gli eventi dell’ascesa di Putin, che di fatto è uno dei pochi personaggi veramente esistenti, purtroppo penalizza molto la potenza del racconto, rendendo il film un insieme di ricordi costruiti che, terminata la generosa durata (156 minuti), lasciano l’amaro in bocca, consapevoli di aver visto una pellicola tragicamente meno potente della realtà. Infatti, purtroppo, non c’è qui nulla di nuovo, rendendo amaramente inutile il volersi infilare dentro un quadro geopolitico su cui non può raccontare davvero qualcosa di dirompente, soprattutto in un momento storico come questo, dove sotto gli occhi di tutti, ogni giorno, è esposto l’esito delle scelte politiche russe.
Queste ultime e la crudeltà della forza autarchica russa, infatti, sicuramente emergono, ma allo stesso tempo la consapevolezza che quanto esposto non derivi da una vera intervista normalizza le scene, non potendo andare mai a fondo come potrebbero fare un documentario o come una vera biografia, dando senso ad un’opera che di conseguenza ha sì proposto un intrattenimento discreto e mai noioso, ma senza andare oltre il compitino, ed è difficile accogliere i vari momenti di dialogo con Putin come un vero approfondimento della sua persona, sapendo che l’analogia col mondo reale e le varie sfumature dei suoi punti di vista vengono meno, non basandosi su elementi reali.
Vadim interagisce con il potere politico russo tra la fine degli anni ‘90 e i primi 15 anni del 2000, entrandovi come esperto di comunicazione teatrale e televisivo grazie all’offerta di Boris Berezovskij (oligarca realmente esistito), che lo chiama per dirigere la TV di stato russa. Tuttavia, Berezovskij avrà poco dopo un ruolo cruciale anche per la scelta del successore di Boris Yeltsin e, convinto che la Russia necessiti di un uomo forte ma silenzioso, non abituato ai palcoscenici e quindi ascrivibile a sua marionetta mediatica, è convinto che Putin sia l’uomo giusto. Tuttavia, questa ipotesi sarà quanto mai lontana dalla realtà, e Putin sarà destinato a fare e intraprendere le decisioni che tutti noi conosciamo.
Vadim, poco dopo aver conosciuto Putin, diventa suo consigliere, e la sua intelligenza, la sua voglia di far bene e di eccellere gli permetteranno di rimanere saldo come braccio destro del presidente. Tuttavia, queste sue pulsioni appaiono del tutto separate dai principi di empatia e di rispetto per i diritti umani, comportandosi da factotum che esegue e fa il meglio che può in merito a quello che gli viene chiesto, senza nessuno spirito critico e assecondando del tutto i capricci del capo in carica. Questo comporta, di conseguenza, anche l’assenza di qualsiasi tipo di rivelazione o novità rispetto a ciò che Putin fosse dietro le quinte, avendo reso Vadim principalmente un esecutore.
A fianco al protagonista c’è anche Ksenia, ragazza fuori dagli schemi e tanto intrigata dalle prospettive artistiche offerte da Vadim, quanto ammaliata dal potere e dalla ricchezza degli oligarchi e dal desiderio di vivere nell’élite. Anch’essa è completamente inventata, appare e scompare dalla vita di Vadim in maniera ondivaga, necessaria per conferirle il ruolo di amante o di traditrice, certe volte però con modalità anche forzate e caricaturali, sì con qualche sfaccettatura ma senza particolare spessore, destinata a essere un personaggio oggetto degli sviluppi di trama, per dare una quota romantica ad un film che presenta le svolte narrative in modo troppo calato dall’alto, senza che sembri che davvero i personaggi muovano le fila, obbligati a muoversi nelle insenature della storia, quella vera.
La spiegazione dell’emersione dell’oligarchia russa e del passaggio dopo la caduta del muro di Berlino dall’Unione Sovietica verso una Russia comandata da Putin vengono descritti quindi in maniera didascalica ma efficace, rivelando come di fatto sia stata una leggerezza da parte dell’oligarca Berezovskij in un momento storico cruciale a generare un effetto domino con risultati enormi.
In conclusione, all’opera avrebbe giovato discostarsi completamente dalla realtà e non scontrarsi con l’impossibilità di nobilitarsi solo perché contenente personaggi o eventi storici, proponendo un ottimo Paul Dano che, però, non può esprimersi con troppe sfumature, e un Jude Law interessante ma non memorabile. Paradossalmente è proprio Alicia Vikander con Ksenia a fornire un’interpretazione inaspettata, nonostante il personaggio in sé non sia a tutto tondo, riuscendo a renderlo comunque credibile nonostante la sua natura sopra le righe e con un potere magnetico che dimostra come il regista avesse infatti in mente lei per la parte.
Il Mago del Cremlino – Le origini di Putin
Regia: Olivier Assayas
Attori: Paul Dano, Jude Law, Jeffrey Wright, Alicia Vikander, Will Keen, Tom Sturridge
Durata: 156 minuti
Uscita: 12 febbraio 2026
