Il procedimento sta causando mutamenti… inspiegabili. (Caitlyn Corr – Naomi Ackie)
Cosa succederebbe se potessimo cambiare il nostro aspetto a seconda di ciò che proviamo in ciascun momento della nostra vita? E se, consapevoli di questo, ci forzassimo a provare e sentire emozioni per pilotare la nostra trasformazione?
Queste sono le domande scomode che ci pone il nuovo capitolo dei DC Studios, diretto da James Watkins, reduce dall’ottimo lavoro svolto con Speak No Evil – Non parlare con gli sconosciuti (2024), e principalmente scritto da Mike Flanagan, noto ai fan del genere horror e, come da lui stesso raccontato e da quanto si evince dall’evoluzione narrativa della pellicola, grande fan della serie Batman The Animated Series, che negli ’90 cominciò a plasmare molte delle caratteristiche che permangono ancora oggi nelle varie incarnazioni di tutto ciò che orbita intorno al personaggio creato da Bob Kane e Bill Finger, così come accade in questa rappresentazione di Clayface.
Quella che, infatti, potrebbe sembrare a prima vista solo un’origin story volta a popolare il sottobosco narrativo per il prossimo film su Batman nell’universo cinematografico in mano a James Gunn, in realtà disvela, nel corso della lenta caduta nell’oblio morale del protagonista, quanto il male non sia intrinseco nelle sfortune che si subiscono, ma in come le si affrontano, e cosa si è disposti a ignorare pur di riavere indetro il successo, ottenuto con sacrifici e investimento di tempo, a cui Matt Hagen (interpretato ottimamente da Tom Rhys Harries), dopo anni difficili nei sobborghi di Gotham ed essersi convinto di avere ormai una prenotazione in un futuro radioso grazie alla candidatura all’oscar, non aveva alcuna intenzione di mettere in discussione.
Gotham City mette alla prova la maggior parte dei suoi cittadini, ed è la loro reazione alle ingiustizie che determinerà la loro storia. E questa volta, la città è sotto la morsa di Markos Szabo, il classico criminale in grado di corrompere chiunque (e il cui arco narrativo, purtroppo, è anche quello meno profondo e, anzi, quasi macchiettistico). Matt Hagen, ebbro del proprio successo, si trova consapevolmente nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma accetta di flirtare con la compagna di Szabo, il quale deciderà di sfregiarlo, di fatto stroncando la sua carriera e la vita che conosceva, e dando il via alla sua caduta all’inferno, lastricata di un errore di valutazione dopo l’altro, spinto a cercare a tutti i costi la propria vendetta. Infatti, la causa intentata da Hagen contro Szabo andrà male e la sua unica ancora di salvezza sarà sperimentare su se stesso un nuovo avveniristico metodo di rigenerazione dei tessuti danneggiati, dopo aver convinto la dottoressa Caitlyn Corr (un’ottima Naomi Ackie), sua inventrice, timorosa di spingersi già su quel fronte, ma allo stesso tempo desiderosa di dimostrare la validità della propria idea.
Questa volta, a differenza della suddetta fonte di ispirazione, al posto della tossica crema miracolosa prodotta illegalmente dallo stesso criminale che ricatterà poi Hagen, c’è un siero di nanoparticelle con (l’immancabile) funzione di intelligenza artificiale, risultato di ricerche le cui basi scientifiche sono approfondite il giusto, quanto basta per fornire una minima credibilità volta a non interrompere la sospensione dell’incredulità.
Ma ciò che risulta sempre chiaro è quanto sia, di fatto, Hagen stesso fautore della piega negativa della propria trasformazione, facendo leva su quanto l’agente esterno cerchi solo di “assecondare” chi lo ospita. È il lato oscuro dell’attore decaduto a dare forma esterna, grazie all’ “argilla”, al mostro che lui sta internamente diventando. E quanti di noi, nella sua posizione, saremmo stati in grado di agire diversamente? Ad accettare il posto di outsider che la sorte gli aveva assegnato?
La capacità di trasmettere la gradualità della trasformazione di Hagen e il suo rapporto con la dott.ssa Corr sono sicuramente i pregi migliori della pellicola che, oltre ad una discreta regia e fotografia, riesce a tratteggiare i personaggi con la giusta accuratezza: il loro background, la loro vita attuale e come questa venga impattata dagli esperimenti in laboratorio sono realizzati in modo credibile, dando allo sviluppo narrativo ottimi ingredienti per evolvere coerentemente verso un finale potente, tanto triste quanto angosciante. Caitlyn non è il classico personaggio femminile che esiste solo come costola del protagonista, ma ha un suo background e ragion d’essere separata, e non è mai inserita come solo mezzo romantico, dando anzi ancora maggiore enfasi alla crescente grottesca stranezza del comportamento di Hagen, che allo stesso tempo affonda piano e piano e quasi inconsapevolmente all’interno di sabbie mobili simili al suo corpo in via di mutamento, sopraffatto da ciò che gli succede e dalle verità che troverà scavando sempre più a fondo dietro il suo fallimento in tribunale.
Peccato, invece, che si sia deciso di rendere Gotham City una copia quasi esatta di New York, con Chrysler Bulding e gli stessi taxi gialli in belli vista, rendendola sicuramente meno iconica e particolare di quanto si potesse sperare (così come si spera che, a questo punto, non esista una città chiamata New York in questo universo narrativo, onde evitare la perdita di coerenza che ebbe l’universo di Zack Snyder).
Vedremo se in futuro questo Clayface diventerà il villain di un film del Cavaliere Oscuro, ma intanto godiamoci questo nuovo esponente del filone body horror che ci ricorda, così come un secolo fa fece Kafka con “La Metamorfosi”, quanto, volenti o nolenti, l’empatia verso gli altri si basi sulle prime impressioni e sulla percezione esteriore, e quanto chi la perde si renda conto che nessun rischio sia davvero troppo alto pur di ottenerla nuovamente.

Clayface
Regia: James Watkins
Attori: Tom Rhys Harries, Naomi Ackie, Max Minghella, David Dencik
Durata: 108 minuti
Uscita: 22 ottobre 2026